33/XXXIII/1912

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BOLLEA Luigi Cesare, L’Abbazia di San Pietro di Precipiano nel secolo XV, XXXIII/1912, pp. 3-38, [con appendice di documenti alle pp. 39-64 e indice alle pp. 64-65].

Dopo aver ricordato alcune considerazioni sulle origini dell’abbazia già proposte altrove si osserva che nei secolo XIII e XIV l’abate è sempre un esponente dei Rati-Opizzoni, i cui componenti sono in maggioranza anche tra i monaci, mentre nel sec. XV nessuno della famiglia tortonese veste l’abito dei monaci dell’abbazia, anche se nel 1449 un Rati-Opizzoni è castellano della rocca del monastero. Dopo una breve illustrazione delle famiglie nobili all’origine del comune signorile di Tortona, che precisa l’origine manfredinga della casta dei Rati-Opizzone, si passa a parlare dei Rampini, abati commendatari dell’abbazia nel sec. XV e non imparentanti con i Rati-Opizzone, ricordandone le origini milanesi,   l’investitura vescovile del feudo di S. Alosio e la carriera come funzionari ducali, dando anche un articolato albero genealogico della famiglia. Dell’abbazia di S. Pietro di Precipiano fu commendatario prima Urbano II di S. Alosio (1418) e successivamente Enrico, vescovo di Tortona (1429, e fino al 1449), il quale nel 1424 vi chiama i benedettini della Cervara e nel 1430 ottiene che Ottobuono Sacchi di Quarniento, abate del monastero di S. Salvatore di Pavia e delegato pontificio, sancisca l’unione delle due comunità. Dopo Enrico Rampini diventa abate commendatario Spinetta Malaspina, morto però nel 1459 quando commendatario diventa Giovanni di Cassano. Si pubblicano in fine 11 documenti del sec. XV riguardanti Precipiano.