Gli originali dei documenti pubblicati in questo volume sono conservati presso l’Archivio di Stato di Alessandria e sono stati rogati dal notaio Antonio Francesco Pugassi di Cuquello. Gli atti, svariate centinaia, furono rogati dal 1774 al 1802, sono tuttora in buono stato di conservazione e sono stati rilegati in otto registri.
Circa due terzi degli atti pubblicati in questo volume sono stati rogati a Cuquello nello studio del notaio, che però altre volte per l’esercizio della sua funzione si è recato nei paesi vicini.
Il notaio Pugassi svolse la sua attività durante un periodo in cui avvennero sommovimenti politici conseguenti alla Rivoluzione Francese, che portò cambiamenti anche nella nostra zona. Ne abbiamo traccia nei documenti ove, cambiando il sistema politico, cambiano i marchi e le diciture dei bolli della carta legale ed il modo di appellare le persone, per un breve periodo sono abbandonati i titoli reverenziali e tutti sono definiti “cittadini”.
Ho potuto analizzare tutti gli atti, che sono in prevalenza atti di vendita di terreni e, più raramente, di piccoli fabbricati. La superficie dei terreni (campi, vigne, prati, orti, boschi da legname o fruttiferi da castagne, gerbidi), di solito di limitata dimensione, è espressa in pertiche milanesi e nei suoi sottomultipli. Nei documenti, quando si tratta di terreni, si fa riferimento ai numeri di mappa delle varie particelle, derivanti dal catasto voluto da Carlo VI d’Asburgo (detto anche catasto teresiano) che era stato realizzato tra il 1722 e il 1723, quando questo territorio faceva ancora parte del ducato di Milano. I fabbricati invece non hanno un numero di mappa e vengono indicati unicamente con i nomi dei proprietari confinanti. Per le unità di misura di peso e di volume si usano in genere le misure tortonesi, non essendo ancora introdotto il sistema metrico decimale. La misurazione del tempo era fatta utilizzando l’ora italica, l’ora francese (che è quella che usiamo attualmente) subentrerà in tempi successivi e, almeno nell’uso popolare, con una certa difficoltà.
Dovendo per necessità fare una ristretta selezione degli atti da inserire nel presente volume, ho ritenuto di scegliere solo un piccolo numero degli atti di vendita, privilegiando invece altri tipi di atti che mi sembra aiutino a capire meglio le condizioni sociali degli abitanti della zona in quegli anni e i cambiamenti in essa prodotti dall’incalzare dei coevi e straordinari eventi militari e politici.
I più numerosi atti pubblicati sono testamenti e costituzioni di doti. Nei testamenti sono singolari i legati, le disposizioni relative al funerale ed alle celebrazioni di messe in suffragio del testatore; nelle costituzioni di doti, oltre al corredo nuziale, che varia secondo le condizioni economiche della famiglia della sposa, si hanno pochi casi in cui è istituita una importante somma di denaro, contrapposti alla maggior parte degli altri in cui la somma di denaro è moderata e spesso pagata in rate annuali, segno della oggettiva scarsità di denaro e della difficoltà per le famiglie non agiate di dotare convenientemente le figlie.
Altri documenti significativi sono alcuni inventari eseguiti a tutela di eredi minorenni in cui, oltre all’elenco dei beni mobili ed immobili posseduti in vita dal testatore, ci spiegano come erano arredate le case di una famiglia benestante o di famiglie di limitate o precarie condizioni economiche. Altri inventari di aziende agricole o artigianali ci danno l’indicazione dei beni mobili ed immobili legati a quelle attività.
In alcuni atti si ha la conferma che a Carezzano, fino al 1784, quando il vescovo di Tortona, Carlo Maurizio Peyretti, scambiò i diritti feudali sulle 15 terre del Vescovato con il principato di Cambiò, era ancora esistente il tribunale vescovile, che emanava sentenze civili e penali.
Numerose sono le persone presenti negli atti che portano cognomi ancora oggi diffusi nella zona, con alcuni cognomi che denotano però provenienze da località soggette alla repubblica di Genova o dalle zone dei laghi piemontesi e lombardi.
Non mancano documenti che attestano l’attività di prestito di denaro dell’Oratorio di Sant’Antonio di Malvino, così come atti di procura, riscatti di vendite di beni immobili, di costituzione di censi che ci forniscono un’informazione più precisa sul modo di agire e di affrontare le incombenze della vita quotidiana di quei tempi.
Diffuso, negli atti, è anche l’utilizzo di vari tipi di monete: lire e doppie di Piemonte, lire e scudi di Milano, zecchini di Firenze, lire, doppie e zecchini di Genova, Luigi e scudi di Francia, con cui i comparenti negli atti, anche se spesso analfabeti, sapevano destreggiarsi pare senza difficoltà.
Al Lettore che avrà la pazienza di leggere gli atti nella loro versione integrale affido il giudizio sull’utilità di questo mio modesto lavoro, che vuole essere un piccolo contributo alla conoscenza della storia delle comunità della Valle e dei paesi vicini.

