Cesare RAVIOLO
L’articolo ripercorre, a grandi linee, l’evoluzione dell’industria manifatturiera tortonese negli anni dalla “ricostruzione” fino ad oggi. Al riguardo, sono necessarie tre precisazioni relative rispettivamente all’espressione industria manifatturiera, che designa le attività volte alla trasformazione delle materie prime in prodotti finiti (manufatti); alle fonti utilizzate che sono i censimenti dell’industria dal 1951 al 2001 e la banca dati di Infocamere Stockview per i dati al 2011, al tipo di periodizzazione che, sia pure con tutte le cautele che una simile operazione impone, porta ad individuare nella storia dell’industria tortonese almeno sette fasi.
Le 7 fasi possono essere così articolate:
- la ricostruzione, dal 1945 al 1950, caratterizzata fondamentalmente da due problemi:
la ricostruzione fisica dell’apparato produttivo danneggiato, per la verità solo in minima parte, dagli eventi bellici;
la riconversione produttiva, cioè il passaggio dalle produzioni dettate da esigenze belliche a quelle civili.
- il miracolo economico, dal 1951 al 1963. La favorevole congiuntura nazionale ed internazionale favorisce, nel corso del decennio, la nascita, nel Tortonese, di numerose imprese manifatturiere. Gli stessi anni vedono anche significative crescite dimensionali di imprese da tempo attive a Tortona e nel circondario: il caso più significativo è costituito proprio dalla Graziano, che passa dai 90 addetti del 1951 ai 200 di dieci anni dopo.
- la depressione e le trasformazioni industriali, dal 1964 – allorché si registra la prima forte caduta della produzione industriale – al 1970, anno in cui hanno inizio nell’industria italiana i mutamenti strutturali indotti dal cosiddetto “autunno caldo” del 1969. Per Tortona questo periodo è segnato dal fallimento di due delle più importanti imprese della zona: nel luglio del 1964 fallisce la Pietro Orsi & Figlio, azienda simbolo dell’industria locale; stessa sorte subisce, nel 1967, l’OMT (gruppo Franzosi), che riprende, però, l’attività con la denominazione di Nuova OMT e ridotti livelli occupazionali .
- le crisi aziendali e settoriali, dal 1971 al 1980. Il decennio è caratterizzato da un susseguirsi di crisi aziendali e settoriali che portano alla chiusura o al ridimensionamento di numerose imprese manifatturiere del Tortonese. Nel 1971, l’industria manifatturiera contava 7.668 addetti, con l’industria metalmeccanica primo settore industriale con 2.863 occupati, seguita dal tessile e abbigliamento con 1.890. Rispetto a dieci anni prima era diminuito sia il numero delle imprese (-2,7 per cento) sia delle unità locali (-5,9) sia degli addetti (-3,1).Il 1975 e la PTP possono essere assunti come data ed impresa simboliche dell’inizio del declino industriale nel Tortonese. Sarà proprio la PTP (180 addetti) ad entrare in crisi nel 1975, crisi che si rivela irreversibile: l’azienda, infatti, fallirà nel 1977, dopo alterne vicende.
- la deindustrializzazione, dal 1981 al 1990. Per effetto delle crisi succitate si registra, in questi anni, un forte ridimensionamento, sia in termini di imprese che di addetti, del sistema industriale locale, tanto da poter parlare di “deindustrializzazione”. I primi anni ’80 sono caratterizzati dalla crisi che investe Graziano & C. SpA e di cui i primi segnali cominciano a manifestarsi a partire dal 1981. All’epoca Graziano rappresentava certamente la più importante realtà manifatturiera del Tortonese con 527 addetti, 3 controllate (Graziano Arco, FIMU, Elder) ed un fatturato di 49,7 miliardi di lire nel 1980 e di 42,2 nel 1981.
- la reindustrializzazione e la stabilizzazione, dal 1991 al 2000. Dopo il suddetto pesante ridimensionamento, la manifattura tortonese conosce una nuova fase evolutiva che porta il sistema a stabilizzarsi su un minor numero di imprese e di addetti rispetto al passato, ma relativamente stabili nel corso del decennio, anche se non si può parlare di una inversione di tendenza. Anzi, le difficoltà continuano tanto che, non a caso, la Valle Scrivia, che comprende le aree di Tortona e Novi Ligure, nel dicembre 1993, viene riconosciuta “zona industriale in declino” dalla Comunità Europea, ai sensi del Regolamento CEE 2081/93.
- la globalizzazione, dal 2001 al 2011. Gli accresciuti livelli di integrazione economica tra le varie aree del mondo e la comparsa di nuovi produttori (Cina soprattutto) determina un nuovo ridimensionamento del settore industriale tortonese, con la scomparsa di alcune imprese e la perdita di numerosi posti di lavoro. Gli effetti, almeno sotto il profilo occupazionale, sono evidenziati dai dati relativi al 2011 di fonte Infocamere-Movimprese, in mancanza di quelli del censimento che avrà luogo solo a partire da settembre 2012. Secondo questa banca dati, nel 2011, il Tortonese contava 524 imprese, 694 unità locali e 3.903 addetti, con variazioni pari rispettivamente a -14,9, a + 2,7, -25,9 per cento.
E’ evidente però come l’analisi di un sistema industriale riferita ad un così lungo periodo richieda l’utilizzo di indicatori sintetici idonei a coglierne l’evoluzione strutturale. Ho ritenuto di utilizzare a questo scopo l’indice di industrializzazione, cioè il rapporto fra “addetti all’industria e popolazione residente per 1000”, per fornire, almeno in prima approssimazione, una indicazione del grado di industrializzazione dell’area in esame e la sua evoluzione nel tempo.
Indice di industrializzazione del Tortonese dal 1951 al 2011
| Anno | Addetti industria manifatturiera | Popolazione residente | Indice di industrializzazione Tortonese | Indice di industrializzazione PROVINCIA |
|---|---|---|---|---|
| 1951 | 6254 | 71019 | 88,06 | 101,25 |
| 1961 | 7917 | 70084 | 112,96 | 120,10 |
| 1971 | 7668 | 69968 | 109,59 | 124,92 |
| 1981 | 6299 | 67568 | 93,22 | 122,16 |
| 1991 | 5250 | 63225 | 83,04 | 113,86 |
| 2001 | 5269 | 59433 | 88,65 | 113,27 |
| 2011 | 3903 | 60320 | 64,70 | 76,89 |
Fonte: Istat, Censimento generale della popolazione, dell’industria, del commercio e dei servizi, vari anni.
Per il 2011 non essendo ancora disponibili i dati del censimento dell’industria, sono stati utilizzati dati di fonte Infocamere-Movimprese-Stockview.
Volendo trarre delle conclusioni, possiamo definire i seguenti caratteri dell’industria manifatturiera tortonese negli ultimi 60 anni:
- l’industrializzazione del Tortonese è da sempre localizzata nel centro zona e in pochi altri comuni (Castelnuovo Scrivia, Pontecurone, Sale, Viguzzolo);
- il tessuto industriale è privo di imprese e/o settori in grado di svolgere un ruolo trainante per il territorio (ruolo basico);
- l’industria locale ha conosciuto una sola fase di rapida ed intensa espansione (negli anni del miracolo economico) ed un’altra di relativa stazionarietà tra il 1964 ed il 1970;
- Tortona e il Tortonese sono stati interessati dal processo di deindustrializzazione, comune all’intera provincia di Alessandria, in anticipo rispetto alla provincia: non a caso, infatti, Il confronto dell’indice di industrializzazione evidenzia come tra il 2001 ed il 2011, la differenza tra i due indicatori torna all’incirca sui livelli del 1951, anche se, in questo caso, non si può certo dire “mal comune mezzo gaudio”.
Nel contesto sopra sintetizzato, come si colloca la “Graziano”? Per più di trent’anni ha certamente svolto un ruolo di rilievo, sia sotto il profilo quantitativo (numero occupati: 527 nel 1981 e 431 nel 1982, livelli di produzione e di vendite: 49,7 miliardi di fatturato nel 1980 e 42,2 nel 1981), sia per l’aspetto qualitativo (innovazione di processo: isole e di prodotto: torni a C.N.; filiera produttiva: torni paralleli tradizionali e a C.N.; gruppo aziendale: Graziano & C. SpA, Graziano Arco SpA, Fimu Spa, Elder SpA; canali di finanziamento: quotazione in Borsa), affermandosi come una delle imprese più dinamiche non solo del Tortonese, ma dell’intera provincia di Alessandria. Nel 1972 venne considerata il primo produttore europeo di torni orizzontali mentre nel 1979 produsse circa un terzo dei torni a C.N. fabbricati in Italia. Sono risultati di prestigio ed indiscutibili, dovuti, in primo luogo, alle capacità e all’impegno di Wilmer Graziano, il quale sembra somigliare molto alla figura di imprenditore innovatore di schumpeteriana memoria.
